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| Monday, 19-Mar-2007 12:00 |
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Passeggiata in CALVANA
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alla ricerca dei GEOTIPI
LA CALVANA
di Franco Terreni
La storia della Calvana inizia 100 milioni di anni fa, ( PERIODO CRETACEO) sul fondo del mare ,in una fossa marina che si trovava fra l'attuale Sardegna e Corsica e quella zona che diventerà la penisola Italiana riempita di strati di sedimenti calcarei ( RESIDUI DELLE CONCHIGLIE DI MICRO ORGANISMI) dando origine alle seguenti formazioni rocciose: arenarie calcari calcoareniti, calcai marnosi, argilliti.
Nell'EOCENE medio(45 milioni di anni fa)
inizia il processo di sollevamento, con la fine del miocene raggiunge la posizione attuale ( 5,2 milioni di anni fa).
La Calvana è una vera e propria catena montuosa, che si discosta dal resto dell' Appennino non solo per la direzione generale di questo ma anche per i materiali litici di cui è composta. La catena della Calvana inizia da Monte Cuccoli vicino a Monte Piano e si prolunga fino a Prato sulla piana fiorentina in località la Quercia ( 20 km. Circa),racchiusa a ponente dalla valle del Bisenzio ad oriente dalla valle della Sieve (MUGELLO) e poi dal torrente Marina che è tributario dello stesso Bisenzio. Montagna carsica per eccellenza, in questa porzione di mondo racchiude ben 35 grotte numerose doline, risorgive ed inghiottitoi e numerosi fenomeni di erosione carsica .
Questa peculiarità origina a sua volta una flora particolare tipica dei terreni calcari dove numerosi endemismi sopravvivono da sempre.
La presenza dell'uomo sulla Calvana risale alla preistoria, materiali litici e fittili si trovano ovunque, alcune tracce di fondi di capanne dell'età del bronzo sono state segnalate in diverse località, il ritrovamento dei bronzetti di Pizidimonte sulla direttrice della via etrusca, grandi muraglie e recinti fortificati si fanno risalire ai Castellieri protostorici, sono state individuate torri Romane e medievali, tanto per citare la presenza umana su questa montagna.
Alcune notizie sul vissuto della CALVANA: feudo dei conti GUIDI nell'anno 1000
Passa alla signoria di Firenze nel 1200.
La rocca di Vaiano sono signori e padroni i conti ALBERTI fino a l'anno 1334, che passa in proprietà ai conti BARDI da VAIANO che la tennero in proprietà fino al 1700 sfruttando la calvana per allevamento del bestiame.
Notevole l'antica e millenaria Abbazia di S. SALVATORE
La Rocca di Cerbaia fu uno degli antichi feodi degli ALBERTI immortalato da DANTE nellaCaina
se vuoi saper chi son cotesti due
La valle onde Bisenzio si dichina
Del padre loro Alberto e di lor fue…
Fu diroccata dai Fiorentini per ridimensionare il potere dei feudatari ALBERTI.
Ancora alcune note sul versante che guarda Prato, il sentiero che conduce da Filettole a VALIBONA è in realtà l'antica strada medievale che metteva in comunicazione la valle del Bisenzio con il Mugello, l'ultimo produttore di lana, Prato nota da secoli per la trasformazione di questa in tessuti (oggi sentiero C A I n.40 ) .
Filettole può derivare dal Greco FULATTEIN = presidiare . Piccolo paese ( 146 m.s.l.m.)
di origine remota, il luogo è molto interessante per le ville rinascimentali ed i terrazzamenti e mulini.
Carteano piccolo paese che porta il toponimo Romano, aia in pietra con case mediovali, chiesa con elementi riferibili al 1300, l'interno della quale dipinti del 500, e del 700
( storia di S: Paolo)
Nel seicento, dalla fonte cisterna partiva un acquedotto che serviva Prato.
Canneto, villa rinascimentale RUCELLAI giardino pensile con loggia ad arcate edificato su di un precedente fortilizio a guardia della valle , le acque del monte alimentano una trotaia, già esistente nel 1500.
Case Castello, dimora rurale abbandonata con vari stilemi mediovali, cisterna con volta a botte ribassata in pietra alberese.
Valibona, casa colonica con interessanti sistemi per convogliare le acque piovane, anch'essa sicuramente di origine medievali situata nel punto di valico, dal quale probabilmente ne deriva il nome, da qui si dipartono numerosi sentieri, il sentiero n. 20 ,che percorre il crinale che qui sale o per M.MAGGIORE, o per CANTAGRILLI, l'altro che proviene da PRATO che prosegue per le CROCI DI CALENZANO, in questa zona vi è un cippo dedicato alla battaglia di VALIBONA
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| Tuesday, 29-Jun-2004 00:00 |
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B E N V E N U T I
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Magowiz (Roberto)
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la compagna fedele di moltissimi V I A G G I
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non è il nostro giro
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| Monday, 28-Jun-2004 00:00 |
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TDM MARCHE 3 Domenica 27 06 2004
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Visita a Castelluccio di Norcia.
L'altopiano di Castelluccio di Norcia, posto nella zona meridionale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, si è formato sul fondo di un lago prosciugatosi in epoca preistorica. L'altopiano, a 1.400 metri sul livello del mare, nel cuore dell'Appennino Centrale, dominato dal monte Vettore (2478 mt.), è suddiviso negli altopiani del Piano Grande, Piano Piccolo e Pian Perduto. Il paese di Castelluccio con i suoi 1452mt. di altitudine è una delle più alte sedi abitate permanenti d'Italia. Su una estensione di 20 km quadrati circa, si è sviluppata la coltivazione di quelle che sono le lenticchie più rinomate e più apprezzate d'Italia.
Ma Castelluccio è anche un importantissimo centro per gli amanti della pratica del volo libero, che qui giungono in gran numero anche dall'estero. Infatti la conformazione del territorio è adattissima alla pratica del deltaplano e del parapendio, per l'assenza di ostacoli naturali, atterraggi immensi e numerosissimi punti di decollo.
La grotta della Sibilla
Secondo le tradizioni, era abitata da una misteriosa profetessa (la Sibilla Appenninica ), condannata da Dio nelle profondità della montagna, in cui sarebbe dovuta rimanere sino al Giudizio universale, per essersi a Lui ribellata dopo aver appreso che non sarebbe stata lei la madre del Cristo, ma un'umile Vergine ebrea. La cima del monte, circondata da una fascia di rocce rosate, dà veramente il senso della corona di una regina: la Regina Sibilla. Secondo tradizioni locali, la Sibilla era invece la Signora Fata, una Fata benefica, le cui ancelle scendevano a volte nei paeselli vicini ed insegnavano alle fanciulle tutti i più bei segreti della filatura e della tessitura, ed a volte si trattenevano a danzare con i giovani il tradizionale "saltarello". Ma prima del sorgere del sole dovevano rientrare nelle loro sedi: se ciò non fosse avvenuto, non le avrebbe più accettate nel suo regno ed esse sarebbero diventate delle misere mortali.Una volta, però, per poco non accadde l'irreparabile, e fu quando le "faterelle" non si avvidero che tra danze e libagioni la notte stava ormai per finire. Che fare? Esse cominciarono a correre sempre più velocemente su per il Vettore, ed i loro zoccoli di capra colpivano il terreno così violentemente che sembravano addirittura frantumarlo. Fortunatamente per loro, fecero in tempo a rientrare nella grotta prima che giungesse l'alba e la Regina non dovette perdere neppure una delle sue ancelle. A perenne ricordo di quella corsa estenuante, sulla parte del monte che avevano attraversato, rimase una lunga striscia di ghiaia, traccia tangibile del loro passaggio che tutto aveva travolto, prato e roccia. Quella striscia, che spicca ben visibile sul Vettore, è chiamata ancor oggi Strada delle Fate o Sentiero delle Fate. Questa è la versione più comune della leggenda, ma ne esiste, dobbiamo dirlo, una variante secondo la quale le Fate, non essendo arrivate alla Grotta prima dell'alba, furono dalla Regina punite per il loro ritardo e trasformate in rocce. Numerosi furono nel Medioevo i provvedimenti dei Comuni interessati (Norcia, Monte Monaco, Montefortino, Visso) per impedire di giungere alla grotta della Sibilla e ai Laghi di Pilato dalla costruzione di muraglie all'occlusione della grotta sino alla condanna a morte. Nel 1892 le donne di Castelluccio fecero passare un brutto quarto d'ora ad un innocente botanico, scambiato per uno stregone. Durante alcuni scavi effettuati una quarantina d'anni fa nella grotta furono trovati uno sperone medievale, un coltello ed una moneta francese del Cinquecento. Ancor oggi accanto alla grotta è inciso sulla roccia l'anno 1578.
I laghi si trovano a 1940 mt. di altezza, sulle falde del monte Vettore, in territorio marchigiano . Sono raggiungibili a piedi da Forca di Presta. Le voci popolari del luogo dicono che Pilato, il governatore romano della Palestina che permise la crocifissione di Cristo, prima di morire, chiese all'imperatore Vespasiano una grazia: che il suo cadavere, posto su un carro trainato da bufali, fosse lasciato in balia della sorte. L'imperatore concesse la grazia. I bufali giunsero da Roma fino ai Monti Sibillini e si tuffarono nelle onde rosseggianti del nostro lago con il corpo di Pilato, che scomparve per sempre nei vortici lacustri. Nel Medio Evo e nella prima Rinascenza i negromanti salivano quassù per consacrare il libro del Comando e per evocare gli spiriti maligni. Nelle acque del lago vive un piccolo crostaceo, il "Chirocephalus Marchesoni". Questo piccolo gamberetto dal colore rosso e' lungo 2-3 mm e nuota all'indietro con il ventre all'insù'. Nell' estate del 1990 questo crostaceo ha rischiato l'estinzione, perchè il lago di Pilato si era completamente prosciugato, a seguito di decenni poco nevosi, per cui i ghiacciai perenni Est e Sud della valle erano completamente scomparsi. Fortunatamente l'invernata seguente è stata molto nevosa e il laghetto è tornato alle dimensioni consuete. Le uova erano sopravissute nell'umidità' sotto le pietre. Tuttavia questo lago, di inestimabile interesse scientifico e ambientale sarà sempre a rischio se non tornano a formarsi i due ghiacciai perenni. L 'altro crostaceo endemico è il "Chirocephalus sibyllae", che vive in un altro laghetto di origine morenica, in zona Monte Sibilla.
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| Friday, 25-Jun-2004 00:00 |
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TDM MARCHE 1 by Magowiz dalla partenza A1 FI Sud
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CAMERINO Una rocca tra le montagne di Federico Orlandi
Così si presenta Camerino: a 660 metri di altitudine, a cavallo tra le valli del Potenza e del Chienti e a poca distanza dai rilievi dei Monti Sibillini.
La posizione facilmente difendibile ha permesso a questo luogo di mantenere per lungo tempo una notevole autonomia da tutti i centri di potere del territorio circostante, fin dai tempi dell'assoggettamento al dominio romano.
Per molti anni Camerino ha svolto un ruolo importante nella storia politica e culturale dell'Italia centrale, specie nei secoli in cui la signoria dei Da Varano governò la città, improntando l'attuale aspetto urbanistico e favorendo lo sviluppo dell'università che è ancora oggi uno dei fiori all'occhiello della città.
Un po' di storia. Nel periodo altomedievale i Longobardi conquistarono l'intera regione e Camerino fu annessa al territorio del Ducato di Spoleto nel quale ben presto si guadagnò un posto al sole, tanto da svolgere un ruolo fondamentale nel IX secolo quando le lotte per il titolo di re d'Italia insanguinarono lungo la penisola.
Come spesso accadeva in quegli anni, all'importante ruolo politico si affiancava anche quello religioso: lo testimonia la grande fioritura di complessi monastici nel territorio circostante che rappresentarono per molti anni l'unico punto di riferimento nella dissoluzione politica che aveva portato all'estendersi in tutta la regione del dominio di piccoli signori feudali.
Arte e politica vanno a braccetto nelle Marche. E Camerino non fa eccezione.
Alla metà del XII secolo prese avvio, con la nascita del libero comune di Camerino, un generale processo di inurbamento dalle campagne, con l'appoggio politico dello Stato della Chiesa al fianco del quale il comune sarà sempre schierato nella secolare lotta contro il potere imperiale.
La conformazione urbana della città medievale è visibile anche ai giorni nostri, dato che il cuore delle attività politiche e commerciali era rappresentato dall'odierna Piazza Cavour, sulla quale si affacciano il Palazzo del Comune, quello del Podestà e la Cattedrale, e dalla grande Piazza Garibaldi, unite dall'asse viario un tempo denominato Arengo. Di epoca medievale è anche la grande opera difensiva dell'Intagliata, fortificazione di circa 10 chilometri realizzata alla fine del XIV secolo.
L'attuale assetto di Piazza Cavour è frutto dei lavori cinquecenteschi di rifacimento, dei quali è traccia evidente la statua di Sisto V.
Il Duomo è stato pesantemente colpito dal terremoto che due secoli fa rase al suolo gran parte della città (Camerino è situata in una zona a rischio sismico). Le ferite hanno risparmiato qualche opera che vale la pena vedere: la notevole scultura lignea della "Madonna della Misericordia" o il sarcofago di S. Ansovino di stile gotico toscano, dedicata al Santo che fu vescovo della città camerte nel IX secolo, con particolari figure di animali scolpite alla base del sarcofago.
Accanto alla chiesa è il Palazzo Arcivescovile dove si trova il Museo Diocesano, che ospita opere provenienti dalle chiese della Diocesi, tra cui alcuni dipinti di artisti di rilievo quali Luca Signorelli e i principali esponenti della scuola locale del XV secolo, Girolamo Di Giovanni e Giovanni Boccati. È conservata anche una "Madonna in Gloria con S. Filippo" del Tiepolo, commissionata per la chiesa di S. Filippo nel 1740.
Il Palazzo Ducale è stato la dimora della signoria dei Da Varano, oggi è la sede dell'Università e ospita la Biblioteca Valentiniana, dotata di un grande patrimonio librario.
Dal cortile rinascimentale, voluto da Giulio Cesare Da Varano, si accede alle terrazze da cui si gode di un bel panorama sui Monti Sibillini, e agli ambienti interni tra i quali meritano una visita le scuderie e le sale d'armi del XV secolo.
Da una bella scala elicoidale si può arrivare all'Orto Botanico dell'università, fondato nel 1828 dal medico pontificio Vincenzo Ottaviani, e che ha un'importante collezione di piante officinali oltre alle caratteristiche serre ricavate all'interno di alcune grotte che si aprono alla base delle mura.
Anche Cesare Borgia, il famigerato Duca di Valentino celebrato da Macchiavelli, ha lasciato una significativa traccia del suo passaggio: la rocca, edificata nel 1503 per difendere il versante occidentale del colle su cui sorge la città, all'interno della quale è ancora conservata un'ala del precedente convento di S. Pietro in Murialto.
Uno dei principali edifici religiosi è la chiesa di S. Francesco (oggi sconsacrata), la quale racchiude al suo interno parti della struttura originaria romanico-gotica. Accanto si trova il complesso del convento di S. Domenico, proprietà dell'università che ne ha curato il restauro al fine di realizzare una sede dove ospitare tutti i musei della città.
Nell'ala Nord è stata aperta la Pinacoteca Civica e il Museo Civico, con reperti romani e medievali, tra i quali è notevole un bassorilievo del XII secolo che raffigura S. Michele Arcangelo che sconfigge il drago, e un nucleo di opere di Girolamo di Giovanni.
La chiesa di S. Venanzio, anch'essa duramente colpita dal terremoto del 1799, ha conservato la facciata, l'abside e il campanile della seconda metà del Trecento, con il bellissimo portale in stile gotico fiorito sormontato da un grande rosone.
Camerino, in occasione delle feste primaverili in onore del patrono San Venanzio, s'anima di uno spirito nuovo: una festa sentita e intensa, ma non pacchiana o chiassosa. Il momento più atteso è il gioco della corsa alla spada, sorta di competizione podistica che regala al vincitore l'ambitissimo e affilato trofeo annuale.
Una passeggiata per i colli e la campagna che contornano Camerino può essere l'occasione per ammirare l'imponente opera difensiva che i Da Varano realizzarono, edificando rocche, castelli, pievi e centri fortificati. Il consiglio è di non lasciarsi sfuggire una visita almeno al Castello di Beldiletto, con le grandi torri rotonde a difesa del recinto fortificato, e al Castello di Pievefavera, che racchiude entro le sue mura con la triplice cinta di torri di guardia il borgo medievale.
Camerino, situato al centro della zona montuosa della provincia di Macerata, in una sicuramente suggestiva posizione panoramica, domina la conca camerte a sud fiancheggiata dal massiccio dei Sibillini e a nord dal Monte San Vicino.
Il nome della città deriva da “Karmas”, cioè roccia, le sue origini sembrano risalire al neolitico ma fu anche antichissimo insediamento degli Umbri Camerti, fino ad arrivare in età romana, periodo in cui Camerino ebbe un ruolo importante, testimoniato addirittura da un famoso accordo nel 309 A.C., fra Roma e la città.
Roccaforte longobarda già nel IV sec. divenne poi nel medioevo, prima comune ghibellino e poi guelfo, nonché sede della legazione pontificia della Marca, fu in questo periodo che la città subì la distruzione da parte delle truppe di Manfredi. Rifiorì però nell’VIII sec, ad opera di Gentile di Varano, il quale qui volle stabilire le basi della Signoria della sua famiglia.
Fu proprio questo un periodo di grande splendore rinascimentale ricco sia di arti, con la scuola pittorica camerinese del 400, sia di commerci, basti pensare che i mercati di Camerino avevano gettato le fondamenta dei propri traffici a Venezia, Firenze e Roma. Una passeggiata a piedi verso il centro storico, ci regala da subito un’incredibile atmosfera rinascimentale fra viuzze e palazzi, con scorci di cortili interni da cui s’intravedono magnifici giardini fioriti.
Piazza Covour rappresenta il cuore di Camerino, è un bellissimo complesso architettonico su cui si affaccia il Palazzo Ducale opera di quel Gentile di Varano di cui sopra, costruito in tre tempi, è davvero imponente nella sua maestosità, ed oggi è sede della facoltà di Giurisprudenza della Università di Camerino.Ma anche la Rocca dei Borgia, situata dall’altra parte della città e fatta costruire da papa Alessandro VI nel 1502, rappresenta una suggestiva terrazza sui Sibillini da cui ammirare il panorama circostante.Un cenno a parte, merita anche il teatro Marchetti, intitolato proprio al celebre compositore di opere liriche camerinese Filippo Marchetti (1831-1902), inaugurato nel 1856, la cui grande sala a forma di ferro di cavallo sfavilla di splendide appliques ottocentesche, e viene incredibilmente illuminata dal maestoso lampadario di bronzo impreziosito da migliaia di cristalli.
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| Wednesday, 23-Jun-2004 00:00 |
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TDM MARCHE 2 dal ristorante alla torta
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| Sunday, 30-May-2004 00:00 |
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TDM VILLAGE 2004 by Magowiz
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Penso di aver partecipato alla S A G R A della P I E G A.
Una gita di 460 km. di cui 420km. di curve, ditemi come si puo' chiamare.
Un saluto a tutti gli amici conosciuti, da MAGOWIZ. Vinci - FI -
Vogliamo farvi conoscere la nostra bellissima valle, con una particolare attenzione alla Val Trebbia di una volta che rischiamo di perdere.
Attraversata dal Trebbia, uno dei fiumi più puliti d'Italia, è una terra con una vegetazione magnifica, con l'aria incontaminata e con boschi meravigliosi. Scoprirete anche le piante medicinali che si possono trovare nei nostri campi e nei nostri boschi.
La Val Trebbia è ricca di storia, dai Liguri ai Romani, il passaggio dei cartaginesi di Annibale e la famosa battaglia della Trebbia, le famiglie dei Malaspina, dei Doria, dei Fieschi che se la sono contesa, fino alla Resistenza che ha visto i nostri monti importante teatro della lotta partigiana.
Nell'Alta Val Trebbia ligure si trova l'area del Parco Naturale regionale dell'Antola che è una delle zone più belle e suggestive dell'Appennino e dell'entroterra ligure. Vi faremo conoscere la storia del Rifugio Musante sul Monte Antola che speriamo venga riaperto al più presto e il Sentiero Brugneto, un anello intorno all'omonimo lago.
Con l'arrivo della primavera possiamo assistere al risveglio della natura sui nostri monti, che spesso ci offre spettacoli bellissimi ed emozionanti. Proprio per vivere da vicino questo momento l'Ente Parco dell'Antola organizza CamminAntola, una serie di escursioni a piedi o equestri, per assistere alla fioritura dei narcisi e dei maggiociondoli, per aspettare l'alba sul monte Antola, per fare un'escursione a cavallo sui monti Lavagnola e Antola.
L'area dell'Alta Val Trebbia ligure è formata da otto comuni. Potrete scoprire la loro storia, le loro tradizioni, le curiosità, le loro frazioni, le loro attrezzature turistiche e per ogni comune troverete una guida alle manifestazioni del 2003-2004. Visitate anche la raccolta di articoli e documenti riguardante l'Alta Val Trebbia e i suoi paesi, apparsi su libri e giornali: curiosità, storia, tradizioni ed attualità della nostra valle
Le immagini sulla Val Trebbia: una ricca galleria di fotografie dei paesi liguri della valle, le fotografie dei paesi del piacentino le fotografie in bianco e nero della valle come era in passato, le fotografie panoramiche e una interessante sezione dedicata all'architettura delle vecchie costruzioni che stanno scomparendo
Riscopriamo quegli aspetti della Val Trebbia che stanno scomparendo:
Il Museo di Cultura Contadina Alta Val Trebbia
Fasce e terrazze dell'Alta Val Trebbia
La produzione casearia a Casoni e Vallescura
I vecchi mulini della Val Trebbia
Cappellette da salvare
L'architettura delle vecchie costruzioni in Val Trebbia
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| Tuesday, 6-Apr-2004 00:00 |
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CAMOGLI - SAN FRUTTUOSO
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Zona Costiera di Levante -- Dislivello m.450 circa
Difficoltà EE -- Tempo di marcia ore 3,30
Località di partenza a Camogli dalla stazione FS, Viale Cuneo; a San Rocco dalla chiesa parrochiale
Sentiero con due cerchietti rossi.
Accesso Ferrovia fino a Camogli
Stradale: Aurelia SS1 fino a Ruta, poi a dx per San Rocco
Via Mare: da San Fruttuoso battelli per Camogli
SAN FRUTTUOSO di Camogli: un luogo incantato fuori dal mondo
Per arrivare nella piccola baia di San Fruttuoso, ai piedi di un canalone tra le rupi a picco sul mare, le alternative non sono molte: niente auto, niente treno... se non si vuole affrontare il lungo percorso a piedi tra le rocce, che parte da Camogli, non rimane che arrivarci con una barca o uno dei tanti battelli che ogni giorno collegano Camogli (ma anche Genova e Santa Margherita) con questo luogo incantato, isolato dal resto del mondo.
San Fruttuoso è costituito da una piccola spiaggia, dalla monumentale abbazia, dalla chiesa, la torre dei Doria e da poche casette che si specchiano nel blu smeraldo del mare, su un fondo verde scuro di pini.
La costruzione dell'eremo, destinato a diventare l'abbazia, secondo la leggenda si attribuisce a cinque monaci spagnoli, provenienti da Terragona, che affrontarono un lungo viaggio per portare le reliquie del Vescovo Fruttuoso morto sul rogo insieme ai diaconi Eulogio e Augurio.
Fu proprio il vescovo, apparso in sogno ai monaci, ad indicare loro il posto sulla costa ligure dove dovevano essere sepolti i suoi resti. Il luogo in questione era riconoscibile per tre segni: un drago feroce, una caverna e una limpida fonte d'acqua. I monaci, guidati da un angelo, arrivarono sugli scogli di Capodimonte. Qui trovarono il drago, che fu affrontato e annientato dall'angelo, e gli altri due segni predetti.
Questa la leggenda, che come tutte quelle che si rispettano, attinge le sue storie da vicende realmente accadute: vero è Fruttuoso, vescovo di Terragona, che il 16 gennaio del 259 fu arrestato e condannato insieme ai suoi due diaconi, durante le persecuzioni di Valeriano e Galiero. Meno sicura è la data dell'arrivo delle reliquie sulla nostra costa. Vera è la sorgente annunciata dal vescovo nel sogno, conosciuta e segnalata su tutte le carte dei naviganti, perché prezioso punto di rifornimento. E vera è anche la "fama" del drago, leggenda diffusa tra i marinai forse per allontanare i possibili contendenti che qui volevano rifornirsi d'acqua.
Il culto di San Fruttuoso si diffuse presto in tutta la Liguria, e a lui si attribuirono speciali protezioni per i naviganti. Il piccolo eremo in più di mille anni di storia si ingrandisce, anche grazie alle numerose dominazioni che gli permettono di diventare un'abbazia ricca ma anche "golosa" preda di pirati.
La torre dei Doria, con il grande stemma della famiglia, l'aquila e le iniziali di Johannes Andreas Auria, viene costruita nel XVI secolo da Andrea Doria, per avvistare in tempo il pericolo che arrivava dal mare e poter proteggere il borgo.
Le vicende di san Fruttuoso si legano così alla famiglia genovese che ottiene di seppellire i propri defunti nel chiostro dell',abbazia e che nel 1855 compra l'abbazia stessa per evitare che venga requisita dallo Stato come bene ecclesiastico
Molte le trasformazioni architettoniche durante i secoli: il chiostro si raddoppia in altezza nel XVI secolo, il fronte a mare che si modifica con l'inserimento delle trifore e delle arcate, la copertura del campanile, la facciata della chiesa che in origine si pensa fosse provvista di portico.
La piccola spiaggia davanti all'abbazia si è formata nel 1915, durante un violento nubifragio che portò a valle i detriti del torrente in piena. Questa alluvione provocò anche il crollo della prima campata della chiesa che è poi stata "accorciata" nel restauro iniziato nel 1933 e ripreso nel 1986 dal FAI (Fondo per l'Ambiente), per concludersi nel 1991.
Le trattorie presenti nella zona sono tutte molto piccole ma il pesce è freschissimo. Un esperienza davvero particolare la si può avere passando la notte sul posto, assicurandosi una delle sette camere dell'unica locanda; in questo isolamento assoluto così estraneo alla vita di ogni giorno, senza cinema, bar, vetrine… si ha solo il silenzio profondo rotto appena dal respiro del mare o da qualche uccello nel bosco.
"LA PUNTA CHIAPPA" come viene semplicemente chiamata, è uno sperone roccioso, di puddinga, che si protende verso il mare, alla base del Monte di Portofino, chiudendo ad est il Golfo Paradiso.
E' un posto meraviglioso, un piccolo paradiso, dove è stupendo nuotare, fare snorkeling o immergersi. Raggiungere questa località non è difficile, partendo da San Rocco, una frazione di Camogli, basta scendere 900 scalini in mezzo a lecci secolari e ad un panorama mozzafiato e si è arrivati. Non è necessario rifare tutti quegli scalini al ritorno, un comodo servizio di barche collega ogni ora Punta Chiappa a Camogli.
Ci si può fermare in località scogli grossi, dove uno scaletto per le barche consente un facile accesso al mare oppure, con un breve percorso, si passa da Porto Pidocchio dove attraccano i battelli in arrivo da Camogli e si arriva proprio sulla Punta.
Questo è un angolo selvaggio, dove non c'è niente, a parte un vecchio albergo che la domina dall'alto. Sulla roccia si trova un antico segnale, a strisce bianche e nere che una volta serviva come riferimento alla nuove navi, collegato ad un angolo imbiancato di un palazzo sul porto di Camogli, che facevano le prove dei motori per misurare il miglio marino.
Un'altra piccola costruzione che si erge sulla Punta è un altare, dedicato alla Stella Maris, con un bellissimo mosaico, dove ogni anno, nella prima domenica di Agosto arriva una processione di barche pavesate da Camogli e viene celebrata una messa.
Scendendo da SAN ROCCO a Punta Chiappa si incontra un piccolo gioiello, la chiesa di San Nicolò di Capodimonte, già esistente nel XII secolo e, pare, costruita dai monaci di San Rufo insieme ad un vicino convento, trasformato in abitazione nel 1800 e ad un piccolo campanile. Questa chiesa ha subito nel tempo molte trasformazioni che però non hanno sostanzialmente intaccato la struttura originale che è arrivata fino ai giorni nostri per permetterci di vedere, di toccare questa reliquia del passato, costruita in un luogo impervio, dove sicuramente portare i materiali per la costruzione deve essere stata un'impresa e viene fatto di chiedersi come avranno fatto i monaci a portare laggiù le pietre, chi li avrà aiutati ?
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| Saturday, 6-Mar-2004 00:00 |
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CENA CAI Luglio 2004
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